Roma, 17 ottobre
2001.
Chi poteva pensare il 15 ottobre dell’anno scorso,
quando eravamo così felici di inaugurare questa Lapide
ai piedi della basilica di San Giovanni in Laterano,
che un anno dopo, oggi,
avremmo celebrato il primo anniversario
di questo luminoso evento
in circostanze così gravi?
Violenza contro violenza,
la violenza dell’uno rivolta come “unica risposta”
alla violenza dell’altro,
la violenza giustificata a tale punto,
che quello che non ci si allea, si isola,
non entra più in alcuna alleanza di questo mondo.
Gli affari del mondo, in effetti,
non è che si svolgano
come se non potessimo scegliere
che tra due violenze?
E se abbiamo assolutamente voluto, questa sera,
riunirci attorno a P. Joseph,
non è perché abbiamo la certezza
che abbia qualcosa da dirci
che può liberarci da questa chiusura infernale
nella violenza,
della quale nessun uomo, nessun figlio di Dio,
nel più profondo di se stesso,
non ne può ignorare la follia?
Certamente, P. Joseph ha qualcosa da dirci,
giustamente oggi,
lui che ha reso la sua persona
il suo sacerdozio, la sua vita
un baluardo contro la violenza fatta ai poveri.
Lui, nato in una famiglia
trafitta dalla violenza che rappresenta questa miseria,
che uccide non soltanto i corpi,
ma i cuori, le anime, la speranza.
P. Joseph, dal profondo di questa violenza,
cosa continua a ricordarci?
Da qualche parte in un villaggio,
situato sulla vetta della montagna,
al di sopra di questa zona feroce dell’attuale ostilità,
regna il silenzio.
Tutti gli uomini sono partiti, spinti dalla fame,
alla ricerca di un po’ di cibo.
Restano soltanto le donne e i fanciulli
E anche i vecchi.
Ma i vecchi si sono coricati,
sotto il sole dell’autunno, al riparo dal vento.
Non si muovono più.
Per non rianimare la fame.
Così, il poco di cibo che rimane
e ciò che porteranno forse gli uomini,
sarà risparmiato per le donne e i fanciulli.
Silenzio di disperazione della miseria,
silenzio dell’amore che ha deciso che viva l’altro.
Nel mio proprio paese, una città di provincia.
Un quartiere rinnovato con minime spese
(alcuni muri, da tre anni, già sono crepati).
Busso ad una porta, niente si muove, silenzio di morte,
finché non hanno visto chi era là.
La famiglia dormiva in pieno giorno.
“Affinché i figli si scaldino”, dice la mamma.
Poiché il gas e l’elettricità sono stati tagliati.
In questi tempi d’incertezza economica,
i servizi privatizzati non accettano più alcun ritardo di pagamento.
La miseria che, in tutto il mondo, si fa silenzio
dietro al chiasso delle nostre parole e delle nostre armi.
Come si fa, in questo silenzio, a non sentire la voce di P. Joseph:
“Se non sai più dove girarti,
vai verso quelli che, dalle due parti che si affrontano,
soffrono, muti, senza armi, ignorati,
pagando con una volontà silenziosa, disperata, di vivere e di amare,
i combattimenti che i potenti promuovono.”
“Vai verso loro, dice P. Joseph, ci sono dalle due parti,
quelli che muoiono,
non per la nostra mano, forse,
ma per la nostra assenza ed ignoranza.”
“Vai verso quelli che, più di chiunque,
sono chiusi a causa delle nostre violenze come in una prigione
e che, forse più di chiunque, hanno sete di giustizia
“a causa mia”.”
Poiché non è in nome dell’amore dell’uomo,
figlio di Dio,
non è in nome di questo amore sbattuto da tutte le parti,
che i più poveri, da sempre,
ci chiamano?
In mezzo alle nostre rumorose lotte,
“è con il silenzio che i più poveri ci provocano al combattimento”,
ci ridice P. Joseph, questa sera.
“Andate avanti, non abbiate paura, i più poveri sanno,
per esperienza ed intuizione,
che solo l’amore può sopraffare
la violenza che genera la paura e l’odio.”
“Se è vero che la violenza chiama la violenza,
dice ancora P. Joseph,
non ingannatevi sulla ‘violenza’ che si vuole,
armatevi con la violenza dell’amore e del perdono.”
Forse possiamo dire che, questa sera,
P. Joseph ci rimanda da qui nella vita,
rassicurati.
Poiché ci indica la via che,
dal chiasso della violenza regnante nel mondo,
ci conduce verso il silenzio dove si ammucchiano
nostri fratelli e sorelle che, con la loro esperienza millenaria,
sono diventati dei maestri
che non ci inganneranno.
P. Joseph, Grazie per aver continuato ad indicarci
una via di verità,
non una facile risposta, ma la via più sicura,
dove non saremo mai soli,
dove non ci smarriremo.
Poiché Qualcuno, con i più poveri,
ci cammina sempre avanti.
Alwine de Vos van Steenwijk