Online Avvenire ..da Prima Pagina - Mercoledi 17 Ottobre 2001
CONTRO LA MISERIA STRATEGIA DELL'ASCOLTO
Claudio Calvaruso
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| Oggi le
associazioni, i movimenti e i loro volontari impegnati
nella difesa dei diritti dell'uomo, di tutti gli uomini,
emarginati e no, stranieri e italiani, zingari e gagé,
si uniscono con i più poveri nella Giornata mondiale del
rifiuto della miseria. Riconosciuta dalle Nazioni Unite nel dicembre 1992, questa giornata fu celebrata per la prima volta a Parigi, il 17 ottobre 1987, con l'inaugurazione sul sagrato delle Libertà e dei diritti dell'uomo al Trocadero, di una lapide in onore delle vittime della miseria. Il 15 ottobre dello scorso anno, una riproduzione della lapide di Parigi è stata inaugurata a Roma sul sagrato di San Giovanni in Laterano. Ed è intorno a questa lapide romana che oggi alle 18 verranno ascoltate le testimonianze di bambini e famiglie povere e i volontari rinnoveranno il proprio impegno. Quest'anno la «Giornata mondiale del rifiuto della miseria» ha infatti come tema di riferimento l'impegno umano contro la povertà e si ispira all'Anno internazionale dei volontari. «Riusciremo mai ad accettare l'estrema povertà?» si chiedeva con angoscia in punto di morte padre Joseph Wresinski, l'ispiratore di questa giornata, «un povero tra i più poveri», come amava definirsi, fondatore del Movimento internazionale Atd-Quarto Mondo. Accettare la povertà significa soprattutto battersi perché i più poveri prendano coscienza della propria dignità e della propria identità. In mezzo agli attuali «venti di guerra» è indubbiamente difficile per i volontari rinnovare il proprio impegno e rianimare la fede e la speranza di un riscatto della dignità dei poveri. Sembrano inattaccabili, infatti, le forze che spingono oggi i più poveri nel mondo verso il baratro, verso l'invisibilità, la non esistenza, la perdita di ogni dignità di persona perché troppo «lacerati, martoriati e irriconoscibili nel corpo e nella mente, nella morale e nell'anima». I volontari però sanno troppo bene che i primi protagonisti del riscatto dei poveri non possono che essere i poveri stessi e sanno che è necessario ascoltarli, condividerne il dolore e la sofferenza, imparare da loro il mistero della povertà. I volontari sanno che non possono sostituirsi ai poveri, ma «solo» ascoltarli e star loro vicini per comprendere il mistero della povertà. «Non opere, ma condivisione affettiva della sofferenza e passione per un riscatto che venga gestito direttamente dai poveri» diceva Padre Joseph. Attraverso la condivisione affettiva e la qualità relazionale i volontari restituiscono di fatto ai poveri insieme alla dignità anche la forza per contrastare la povertà in modo attivo e divenire protagonisti della propria esistenza. In questo modo i volontari si propongono come «ponte» di dialogo e di integrazione tra la società e i gruppi marginali. Il loro compito è quello di ricostituire una comunità in senso solidale aiutando gli esclusi a recuperare soggettività di diritti e di partecipazione. «Laddove gli uomini sono condannati a vivere nella miseria, i diritti degli uomini sono violati. Unirsi per farli rispettare è un dovere sacro». Queste parole saranno lette oggi sulla lapide deposta sul sagrato di San Giovanni in Laterano. Esse rappresentano un monito per le istituzioni, per tutti noi, per l'umanità e la missione dei volontari è quella di essere tramite tra società e povertà, di trasformare la società facendoci comprendere il difficile e disperato linguaggio dei più poveri. In questo giorno, recitava padre Joseph Wresinski dinanzi alla lapide, dobbiamo rendere testimonianza a «milioni e milioni di bambini, donne e padri che sono morti di miseria e di fame e di cui noi siamo gli eredi». E dobbiamo farlo «con cuori che battono ancora forte forte per lottare. Con lo spirito in rivolta contro la sorte ingiusta che fu loro imposta. Con un coraggio che esige il diritto a una inestimabile dignità». |
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| Claudio
Calvaruso |